Il tutoraggio nel tirocinio, chiave del successo formativo nel modello Cometa

Il tirocinio è riconosciuto come uno strumento di successo formativo e, indirettamente, di lotta alla disoccupazione. Tuttavia, perché funzioni, occorre un adeguato accompagnamento educativo al ragazzo in chiave di mediazione. Senza soggetto educante non può esserci successo formativo.
(Articolo realizzato nell’ambito del Progetto Erasmus+ Trio2Success)

Introduzione

L’esperienza di Cometa riguardante l’esperienza di stage and placement si inserisce in un contesto molto ampio e complesso e si pone come tentativo di risposta al problema della dispersione scolastica e della disoccupazione giovanile. Questi due fenomeni sono molto legati tra loro e sono frutto di dinamiche politiche, economiche ed istituzionali su cui l’Europa già da anni sta cercando di elaborare soluzioni, chiedendo agli Stati membri di elaborare strategie consone e adeguate al momento storico attuale.

Già nel 2010, infatti, la Commissione Europea ha presentato una nuova strategia chiamata Europa 2020: una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, che si propone di raggiungere una crescita intelligente – attraverso lo sviluppo delle conoscenze e dell’innovazione – sostenibile – basata su un’economia più verde – più efficiente – nella gestione delle risorse – e più competitiva e inclusiva – volta a promuovere l’occupazione, la coesione sociale e territoriale – prefissandosi, per il 2020, il conseguimento di una serie di obiettivi precisi. Relativamente all’inclusione sociale l’Europa si propone di raggiungere la diminuzione, a meno del 10%, del tasso di abbandono scolastico e la crescita, sopra il 40% del tasso dei giovani laureati, e l’innalzamento al 75% del tasso di occupazione.

I due grandi obiettivi in tema di educazione sono quindi contrastare l’abbandono scolastico e quello universitario e inserire i giovani in un mondo del lavoro sempre più complesso e competitivo.

Per garantire che ciascuno Stato membro metta in atto la Strategia Europa 2020 la Commissione ha proposto che gli obiettivi dell’UE siano tradotti in obiettivi e percorsi nazionali, adattandoli alle specifiche situazioni e per tale ragione, ogni Stato membro, presentando annualmente alla Commissione il proprio Programma Nazionale di Riforme, ha fissato i traguardi nazionali, prospettando anche un livello a medio termine per ciascun obiettivo 1.

Già nel 2000 con la strategia di Lisbona l’obiettivo espressamente dichiarato è stato quello «di fare dell’Unione la più competitiva e dinamica economia della conoscenza entro il 2010». Pur trattandosi di accordi che spaziano in tutti i campi della politica economica, il settore dell’istruzione e della formazione è individuato come portante per lo sviluppo di un’economia maggiormente competitiva.

L’altro grande fenomeno che da anni sta affrontando l’Europa è quello della disoccupazione giovanile, ovvero l’incapacità –o, per alcuni, l’impossibilità – di inserirsi nel mondo del lavoro di tutti quei giovani tra i 15 e i 24 anni. Secondo i dati Eurostat a Dicembre 2015 la percentuale della disoccupazione giovanile in Europa è in media del 22% mentre in Italia del 37,9%.

La disoccupazione giovanile è un male non solo economico ma anche culturale, che ha una grande incidenza anche psicologica sulle nuove generazioni. Le cause sono molteplici: sociali, economiche, politiche. Per molta della letteratura attuale una delle soluzioni è ripensare la scuola come un luogo che fornisca competenze valide per il mondo competitivo e complesso come quello del lavoro di oggi. Quello che si richiede alla scuola è di avvicinarsi al mondo dell’impresa, dialogare con esso, per comprendere che cosa sarà richiesto agli studenti di oggi per essere i lavoratori di domani.

A conferma di questa tesi la Commissione Europea ha da poco emanato una comunicazione dal titolo A new skills agenda for Europe, in cui viene messo a tema l’acquisizione e lo sviluppo delle competenze, la skills mismatches productivity and growth, la trasformazione digitale del lavoro, la qualità dell’educazione e l’importanza di certificare le competenze apprese nell’educazione non formale. Per questa ragione i punti cardine su cui si sviluppa il piano strategico europeo sono:

«1. Improving the quality and relevance of skills formation

  1. Making skills and qualification more visible and comparable
  2. Improving skills intelligence and information for better career choises» 2.

L’Italia, così come gli altri paesi europei, sta cercando di rispondere all’emergenza di dispersione e di disoccupazione giovanile con vari progetti a livello nazionale e regionale. Una delle strategie in atto, a partire dalla pubblicazione dell’open – book La Buona Scuola del Settembre 2014 del governo Renzi, è quella di istituire «la possibilità di fare percorsi di didattica in realtà lavorative aziendali […] e chi accoglie i ragazzi dovrà poter vedere in questi percorsi un’opportuni­tà, non un peso». A livello operativo è stata introdotto l’obbligo dell’alternanza scuola – lavoro (ASL) negli ultimi tre anni degli Istituti Tecnici e di un anno in più nei professionali, prevedendo che il monte ore dei percorsi sia di almeno 200 ore l’anno; la possibilità di commercializzare beni o servizi prodotti o svolgere attività di “Impresa Formativa Strumentale”; il rilancio dell’apprendistato come modalità formativa. Con la legge n. 107 del 13 Luglio 2015, parte di queste novità sono state introdotte a livello nazionale.

Tuttavia a livello regionale dall’anno 2002/2003 3 sono stati istituiti i centri di formazione professionale, istituti accreditati dalla Regione che consentono il conseguimento di una qualifica professionale riconosciuta a livello nazionale e corrispondente almeno al secondo livello europeo. La nascita di questi centri vuole rispondere al fenomeno dei “dispersi” scolastici, attraverso una didattica il più possibile “personalizzata”, e al disallineamento tra mondo della scuola e mondo del lavoro, attraverso l’utilizzo di laboratori pratici e la possibilità di svolgere tirocini in imprese del territorio.

Inquadramento teorico

Il tema dell’alternanza scuola-lavoro è multifattoriale poiché pone al centro diversi aspetti e riferimenti culturali, sociali ed economici.

A livello sociale l’alternanza scuola-lavoro è considerata come strumento di inserimento dei giovani nel mondo del lavoro come emerge dalle varie comunicazioni della Commissione Europea a riguardo. Il primo grande riferimento teorico dentro cui si inserisce il nostro tema della formazione professionale è quindi la teoria del capitale umano che pone l’attenzione nella relazione tra l’ampliamento del patrimonio di conoscenze e dei saperi, da un lato, e lo sviluppo economico e sociale, dall’altro. L’aumento di conoscenza viene dunque visto come fattore di produzione e i rendimenti dell’investimento in istruzione e formazione sono tradotti in termini di reddito. Qualunque innovazione, tecnologia, organizzazione ha dietro questo fattore umano che richiede di ripensare il concetto stesso di produzione, investimento, spesa pubblica. Il problema cruciale di una economia e di una società è l’incremento di questo fattore non riconducibile alle risorse materiali.

La risposta italiana alle richieste europee ha visto l’alternanza scuola – lavoro protagonista di una serie di riforme al centro, ancora oggi, del dibattito nazionale. L’alternanza scuola – lavoro, come concetto stabilito legislativamente, viene introdotto per la prima volta grazie all’articolo 4 della legge del 28 marzo 2003, n. 53, in cui l’idea è quella non di inserire un nuovo strumento “scolastico” ma inaugurare una nuova metodologia che, attraverso momenti di aula, laboratori, esperienze lavorative, permetta di unire mondo della scuola e mondo del lavoro, tema ampliamente ripreso con il documento La Buona Scuola del Governo Renzi.

L’alternanza scuola lavoro si pone al centro di altri grandi temi, prima di tutto, il tema delle competenze. Nella scuola italiana ha iniziato a farsi strada l’idea che, posta l’unità della persona, l’apprendimento può avvenire in ogni ambito dell’esistenza e che l’ambito lavorativo, in quanto mette alla prova, costringe a stare davanti a problemi ed a trovare soluzioni, è un ambito privilegiato per acquisire conoscenze e abilità in situazioni, e quindi a rendere competenti.

In questo contesto molto significativa è la teoria pedagogica dell’imparare facendo, che vede la riflessione sull’azione come modo di conoscere del professionista che guarda sé stesso in azione per comprendere e migliorare la logica dei suoi atti. La pratica riflessiva è quell’insieme di metodologie che assumono la riflessione come mediatore per il conoscere l’esperienza ma anche per la costruzione di un sapere che viene dall’esperienza. Tanti sono i quadri teorici di riferimento: il pragmatismo di J. Dewey, , l’epistemologia della pratica di D. Schon, l’apprendimento esperienziale di D. A. Kolb e tanti altri.

Per quanto riguarda l’accompagnamento educativo in azienda, molti sono gli interventi sia normativi che culturali, che rilevano l’importanza delle azioni di tutoraggio. Se sono molteplici gli approfondimenti sul tutor aziendale, è invece meno contestualizzata a livello teorico la funzione del tutor formativo. Su questo tema non esiste molto nella letteratura attuale, tuttavia ci riferiamo ad alcuni autori, come Ornella Scandella – responsabile di un centro studi che si occupa della funzione tutoriale – e Anna Rezzara, oltre che i vari inserti nelle riviste Isfol di pubblicazione europea, che definiscono la figura del tutor dell’alternanza come quella figura intermedia che, attraverso la pratica riflessiva, permette una reale unità tra mondo del lavoro e mondo della scuola che l’alternanza introduce come modalità di apprendimento.

Non possiamo inoltre non riferirci a livello di contesto alla lettura dell’adolescenza secondo l’impostazione psicanalitica che vede il suo padre in S. Freud. A partire dai suoi scritti in tanti hanno dato lettura dei fenomeni contemporanei riguardanti i giovani e hanno cercato di individuare e definire il ruolo degli adulti e della scuola all’interno della complessa dinamica dell’adolescenza. Tenendo questo sfondo culturale si capisce il valore dell’accompagnamento educativo nel tirocinio come risposta al bisogno dell’adolescente di interlocutori che lo aiutino a rispecchiare e verificare immagini della propria identità e che gli rimandino valutazioni e criteri di scelta e di giudizio.

Cometa Formazione: il tutoraggio per il tirocinio

La scuola Olive Twist – Cometa Formazione scs, è un centro di formazione professionale che ha il preciso obbiettivo di educare gli studenti ad una professione. L’offerta formativa prevede percorsi di Istruzione e Formazione Professionale (IFP) e percorsi sperimentali di contrasto dell’abbandono scolastico attraverso l’alternanza scuola lavoro finalizzati all’inserimento lavorativo. I percorsi IFP propongono tre percorsi:

  • Operatore della ristorazione – addetto sala e bar
  • Operatore del legno – manutentore di immobili.
  • Operatore delle Lavorazioni artistiche – Arredo Tessile

Gli studenti, sin dal secondo anno di corso, effettuano una importante esperienza di tirocinio curriculare nelle aziende per una durata complessiva di circa due mesi all’anno.

Nell’annualità 2015/2016 sono stati attivati 357 tirocini curriculari coinvolgendo 233 aziende del territorio sui tre settori di professionalizzazione presenti nella scuola: tessile, falegnameria e ristorazione.

Dietro ogni tirocinio c’è un grande lavoro di progettazione, monitoraggio e valutazione per ogni esperienza di stage svolta. Gli attori coinvolti nella scuola sono il responsabile dei rapporti territoriali della scuola, che si occupa di curare la relazione con le aziende del territorio e tenere una continuità di relazioni con esse e il tutor formativo.

Il tutor è una funzione, richiesta da normativa regionale, presente in ogni CFP (centro di formazione professionale) che ha il compito di curare il periodo di alternanza scuola – lavoro. Nella scuola Oliver Twist questa funzione ha un carattere prettamente educativo. Il tutor è punto di riferimento per una o due classi della scuola – con una media di 25 allievi per classe – e si occupa di sostenere il percorso formativo di ogni studente, cercando di costruire per lui un percorso “su misura” attraverso attività e progetti atti a far raggiungere il successo formativo e l’eccellenza di ciascuno. In questa relazione educativa con lo studente una delle attività svolte è l’esperienza di alternanza scuola – lavoro.

Sulla base delle linee guida regionali in materia di tirocini la scuola ha predisposto, sul proprio CRM, un format di convenzione standard valido per tutti i tirocini curriculari dei 3 settori (tessile, legno, sala bar).

Partendo dal format standard è cura del tutor scolastico personalizzare i campi sotto riportati:

  • anagrafica del soggetto ospitante (Ragione sociale con rispettivo indirizzo legale e P.IVA + nome e cognome del Legale Rappresentante con rispettiva data, luogo di nascita e C.F.);
  • periodo del tirocinio (dal… al….);
  • durata (monte ore totale);
  • sede operativa;
  • convenzione (con rispettiva data);
  • di protocollo interno

Il progetto formativo viene sempre elaborato dal tutor di classe in co-partnership con il tutor aziendale. Tale documento viene poi regolarmente condiviso con il responsabile dei rapporti territoriali della scuola prima di essere passato alla firma dei rispettivi interlocutori (Legale Rappresentante scuola, Legale rappresentante azienda, allievo).

Sulla base di quanto emerge da un primo colloquio tra il tutor scolastico e il tutor aziendale vengono formalizzate tutti gli aspetti di dettaglio del progetto formativo personalizzato quali:

  • l’anagrafica del soggetto promotore
  • l’anagrafica del soggetto ospitante
  • la data di inizio e fine tirocinio;
  • il monte ore totale da svolgere;
  • l’articolazione oraria con il massimo delle ore settimanali;
  • la sede operativa del tirocinio;
  • le risorse – dirette o indirette – impiegate nel progetto (tutor scolastico, tutor aziendale, responsabile rapporti con il territorio, corpo docenti);
  • gli obiettivi educativi che si intende raggiungere;
  • le competenze legate al profilo di riferimento;
  • le principali attività a cui sarà adibito l’allievo;
  • le polizze assicurative che la scuola attiva a riguardo;
  • le modalità di accertamento delle competenze (visite periodiche e questionario di valutazione finale a cura dell’azienda);
  • eventuali rischi specifici legati alla mansione con i rispettivi DPI previsti dal DVR rilasciato dall’azienda;
  • gli obblighi del tirocinante durante il periodo di tirocinio.

Durante tutta l’attività di stage l’allievo è supportato dal tutor scolastico con visite periodiche presso l’azienda ospitante. Queste visite hanno per oggetto un contatto diretto con alunno e tutor aziendale, ma anche un incontro con solo uno dei due soggetti per monitorare e cercare di individuare eventuali problemi che possono insorge nel percorso formativo.

Progettazione, erogazione e valutazione del tirocinio curriculare

L’esperienza di tirocinio può essere suddivisa in tre fasi programmatiche: progettazione, erogazione, valutazione.

Nella fase di progettazione per ogni allievo viene individuata un’azienda secondo alcuni criteri condivisi tra tutti gli attori del percorso: la direzione della scuola, il tutor, il responsabile delle aziende e i docenti.

Il primo criterio è un criterio che chiameremo educativo: per imparare ad agire, a svolgere le mansioni lavorative richieste, l’alunno necessita di un Maestro, che viene identificato dal tutor scolastico nel tutor aziendale, il quale ha il compito di insegnare all’allievo non solo conoscenze e abilità professionali ma anche competenze utili a stare nel mondo del lavoro, le così dette soft skills. Per fare questo il tutor aziendale deve condividere il mandato educativo che gli è chiesto dalla scuola, essere disposto alla formazione e all’insegnamento, sapersi relazionare con l’allievo in modo adeguato. È importante, quindi, individuare all’interno dell’azienda un partner educativo che possa seguire lo studente in modo efficace e autorevole.

In questa fase progettuale del tirocinio il tutor scolastico svolge alcuni colloqui di orientamento con gli alunni della classe. Nei colloqui vengono messi a tema e portati a consapevolezza i punti di forza e di debolezza, gli obbiettivi che ogni allievo si pone personalmente nello stage a vari livelli, le preferenze a livello di settore (ad esempio nel settore ristorativo: bar, sala, cucina …), e di luogo (hotel, bar, ristoranti …) e le esigenze orarie. Il colloquio si conclude con una condivisione di obiettivi rispetto al periodo di alternanza e solo dopo il colloquio con il responsabile aziendale della scuola il tutor esegue il matching tra il profilo dell’allievo e l’azienda. In questa attività di abbinamento è fondamentale il criterio attitudinale e quello logistico.

Tutti i colloqui svolti con gli alunni, infatti, consentono di individuare i desiderata dell’allievo per aiutarlo ad una maggiore consapevolezza delle proprie capacità e dei propri limiti. Permettere agli allievi di dare una propria opinione li aiuta a sentirsi protagonisti dell’esperienza da svolgere e a trovare le proprie motivazioni per fare l’esperienza di stage. Il tirocinio non è qualcosa che la scuola decide di fare ma un’occasione personale di crescita professionale e umana. Perché gli studenti siano sempre più protagonisti si tenta di trovare un’azienda vicino a casa e raggiungibile con i mezzi che lo studente possiede. In questo modo la decisione di andare al lavoro non dipende da altri se non dallo studente stesso.

Inoltre i feedback dei docenti professionali, in questo ambito, sono molto importanti e a seconda delle competenze in cui lo studente è più fragile si individua un’azienda in cui possono essere acquisite. Per questa ragione si fa riferimento al criterio dell’apprendimento.

Sempre nella fase progettuale, avviene il colloquio con il coordinatore dei corsi, che approva o meno la scelta delle aziende rispetto agli allievi.

Dopo questo ultimo passaggio l’allievo si reca in azienda per svolgere un vero e proprio colloquio di lavoro. Il colloquio viene preparato in aula lavorando sulle competenze comunicative attraverso colloqui di simulazione, preparati di solito dal responsabile della selezione del personale della scuola. Il colloquio in azienda avviene alla presenza del tutor, che svolge il ruolo del mediatore; il tutor aziendale, il tutor scolastico e l’azienda condividono il progetto dell’allievo ossia il mansionario, l’orario di lavoro, le competenze da acquisire, le esigenze, le potenzialità e le possibili criticità.

Nella fase successiva al colloquio il compito del tutor è la stesura di tutti i documenti necessari all’attivazione del tirocinio: scheda di valutazione dei rischi in azienda, progetto formativo e convenzione.

Nella fase di erogazione, a partire dalla data di inizio del tirocinio il tutor è responsabile del monitoraggio dell’esperienza di alternanza scuola – lavoro, con l’obiettivo di verificare la valenza formativa del tirocinio, e dell’accompagnamento educativo. Anche questa fase di monitoraggio è svolta in sinergia con il responsabile dei rapporti territoriali che si occupa di coinvolgere i turo aziendali, raccogliere esigenze della realtà lavorativa individuata come luogo del tirocinio, mediare le comunicazioni con l’azienda. Dietro il termine accompagnamento educativo ci sono una moltitudine di attività, le quali hanno come obbiettivo quello di permettere allo studente di svolgere un’esperienza che sia formativa e possa permettere una crescita sia umana sia professionale. Perché questo sia possibile il tutor svolge con scadenza bi-settimanale, variabile a seconda delle situazioni, delle visite in azienda in cui ha la responsabilità del monitoraggio delle attività. Il monitoraggio avviene attraverso colloqui con il tutor aziendale, che condivide le competenze acquisite, le lacune da colmare, le criticità e le difficoltà di vario tipo che il tirocinante incontra nel lavoro. Il tutor diviene ancora una volta mediatore, tra l’alunno e il mondo del lavoro rimandando i giudizi del tutor aziendale all’allievo. Con scadenza bi – settimanale avvengono anche i colloqui con gli studenti, i quali hanno l’obiettivo di aiutare la consapevolezza delle proprie risorse, capacità, limiti e insicurezze che emergono nell’esperienza di tirocinio. Un altro dei compiti del tutor in questa fase è quello di monitorare la documentazione, ovvero, il registro delle attività da compilare quotidianamente a cura del tutor aziendale e dell’allievo per segnare le presenze, l’orario di lavoro – che per legge non può superare un certo monte ore – e le attività svolte. In caso di criticità in azienda è compito del tutor sostenere l’allievo e cercare con lui soluzioni ai problemi emersi, per permettergli di proseguire l’esperienza di tirocinio nel migliore dei modi.

La scelta della scuola Oliver Twist – Cometa Formazione scs è stata quella di progettare un giorno di rientro a settimana degli allievi in aula per permettere di sedimentare l’esperienza svolta in azienda e il tutor ha il compito di organizzare queste giornate di rientro. Il tutor è titolare di due ore di docenza che vengono strutturate in base a ciò che emerge in azienda. Una delle attività standard progettate nelle ore di rientro è la compilazione di un diario di bordo, atto a produrre una relazione riguardante il periodo di tirocinio, da inserire nell’elaborato finale per l’esame di qualifica al terzo anno. Questa attività permette agli allievi di riflettere sul loro fare, acquisire coscienza di ciò che stanno imparando e migliorarlo, in quanto riflettere sull’azione li porta spesso a rivedere l’azione svolta per renderla più efficace ed efficiente.

L’obiettivo dei rientri è quello di sostenere gli allievi nel periodo di alternanza e aiutarli nella maturazione di una propria consapevolezza rispetto alle competenze lavorative e trasversali acquisite e da acquisire, necessarie per il mondo del lavoro.

Altra fondamentale attività è il coordinamento dei docenti della classe: la condivisione della situazione di ogni singolo allievo e delle attività svolte in azienda permettono la realizzazione di una progettazione unitaria che parta dal “fare” e la possibilità di accogliere gli studenti, nelle giornate di rientro, a partire dalle esperienze vissute sul lavoro. Questo ruolo di “ponte” tra scuola e azienda permette una continuità e una valenza formativa del tirocinio, anche se svolto lontano dalla dimensione scolastica a cui siamo soliti pensare.

Nella fase di valutazione, mentre il responsabile delle relazioni territoriali si occupa di raccogliere feedback dell’azienda e la disponibilità a possibili collaborazioni future, il tutor scolastico, si occupa della redazione dei questionari di soddisfazione dell’esperienza del tirocinio da parte dell’azienda e dell’allievo; del controllo del registro presenze di ogni studente e la sua archiviazione e della realizzazione di colloqui individuali con allievi e tutor aziendali. Il confronto con il tutor aziendale consente di verificare la possibilità di un futuro inserimento lavorativo dell’allievo, mentre il colloquio con lo studente permette di formulare un giudizio sintetico rispetto all’esperienza svolta e a rilanciare l’impegno sulla scuola intesa come dimensione continuativa dell’esperienza formativa svolta in tirocinio. Per questa ragione la condivisione con i docenti della classe dell’esperienze dei tirocinanti e il coordinamento delle attività didattiche previste dalla data di rientro definitivo a scuola degli studenti rimane uno degli aspetti fondamentali.

A conclusione di queste attività è necessario redigere una relazione complessiva dell’andamento del tirocinio sia per la classe in generale sia per ogni allievo. Accanto alla parte prettamente burocratico – organizzativa la fase di valutazione è fondamentale per la riprogettazione educativa del percorso degli studenti.

Il placement e l’Ufficio Lavoro

Al termine del triennio di percorso professionale la scuola Oliver Twist ha attivato l’ufficio lavoro. Questo servizio nasce dall’esigenza di accompagnare gli studenti fino all’inserimento definitivo nel mondo del lavoro. A partire dal grande investimento sui tirocini curriculari, alcuni allievi vengono chiamati nelle aziende in cui hanno svolto il periodo di alternanza, mentre altri vengono sostenuti attraverso un corso di ricerca attiva del lavoro che consiste in alcune lezioni in cui gli allievi vengono supportati nella redazione del curriculum vitae, nell’iscrizione a siti di ricerca del lavoro, nel bilancio delle competenze acquisite e la consegna del curriculum nelle aziende individuate. Inoltre, grazie ad alcuni bandi di finanziamenti europei, come ad esempio Garanzia Giovani, la scuola profila e propone alle aziende partner gli ex allievi in cerca di occupazione, cercando di fare il matching tra la domanda e l’offerta di lavoro.

I risultati di questa modalità di lavoro ha portato a buoni risultati negli anni.

Nell’annualità 2014/2015, per quanto riguarda il percorso della ristorazione, sono 82 gli allievi usciti dalla scuola. Di questi 82, in 46 hanno scelto di proseguire gli studi, 3 si sono trasferiti in un altro paese, 33 erano in cerca di occupazione a Luglio 2015.

Di questi 33 ex allievi a Giugno 2016, in 29 hanno trovato un lavoro e possiedono attualmente un regolare contratto.

Nell’annualità 2015/2016 sono 37 gli inserimenti lavorativi andati a buon fine e 80 i tirocini extracurriculari attivati per allievi ed ex allievi.

Conclusioni

A livello di definizione il tirocinio formativo è una misura formativa di politica attiva finalizzata a creare un contatto diretto tra soggetto ospitante e tirocinante allo scopo di favorire l’arricchimento del bagaglio di conoscenze, competenze professionali e inserimento o reinserimento lavorativo. La dimensione centrale del rapporto di tirocinio è garantire la formazione professionale del tirocinante. Se l’obbligo dell’azienda è fornire la formazione, l’obbligo del soggetto promotore è monitorare l’avvenuta formazione svolta, in quanto spetta poi al soggetto promotore certificare le competenze in uscita del tirocinante.

Nella Comunicazione n. 173 del 18 Aprile 2012 dal titolo Verso una ripresa fonte di occupazione la commissione europea definisce il tirocinio come:

«esperienza lavorativa comprendente una componente educativa (nel quadro di un curriculum di studio o no) di durata limitata. Scopo di tali tirocini è quello di agevolare la transizione dei tirocinanti dall’istruzione al lavoro, fornendo loro l’esperienza pratica, le conoscenze e le competenze idonee a completare la loro istruzione teorica» 4.

I tirocini possono assumere un’importanza fondamentale ai fini della promozione dell’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro, colmando il fossato tra conoscenze teoriche e capacità richieste sul posto di lavoro. Tuttavia dall’esposizione del case study emerge chiaramente come l’esperienza del tirocinio curriculare può non essere feconda in assenza di: una progettazione formativa fatta a misura dell’allievo; un affiancamento in azienda da parte di una figura adulta ed esperta del lavoro, ovvero il tutor aziendale; un costante accompagnamento educativo dello studente da parte del tutor didattico; dei colloqui di condivisione tra chi si occupa del ragazzo sul lavoro e a scuola, la cura nella relazione e una continuità di rapporto con le aziende del territorio.

Il partenariato educativo che si viene a creare tra l’esperto del settore (tutor aziendale) e il tutor scolastico di riferimento permette alla scuola di stendere progetti formativi sempre più aderenti ed attuali rispetto alle reali esigenze del mercato del lavoro evitando che le discipline insegnate in classe risultino per i ragazzi parole morte di cui, in fondo non se ne riesce a percepire l’importanza. E’ sul campo, in azienda, nella risoluzione quotidiana di problemi reali, che gli allievi si riscoprono desiderosi di conoscere.

Dato il ruolo strategico giocato dall’azienda nel successo formativo di un tirocinio è tra le priorità della scuola curare, con particolare attenzione, la relazione con le aziende ospitanti. Per qualsiasi necessità l’azienda sa di poter contare sul tutor scolastico e sul responsabile dei rapporti territoriali.

Insieme scuola e azienda valutano eventuali interventi educativi laddove ne emerga la necessità e condividono tutte le ipotizzabili correzioni da apportare al percorso dell’allievo.

Questo è molto importante perché le aziende sono più produttive ed efficaci (e motivate a superare eventuali criticità) laddove non si sentono sole nel portare avanti la relazione educativa con i ragazzi.

Stesso supporto viene garantito al tirocinante che in qualsiasi momento sa di poter contare sulla figura indispensabile del tutor scolastico, non solo durante le visite settimanali in azienda ma anche e soprattutto durante il rientro a scuola un giorno alla settimana o durante gli appuntamenti extra concordati dal tutor fuori dall’orario del tirocinio.

La scuola, all’inizio del percorso, stabilisce un numero minimo di visite per ciascun alunno/azienda nella misura di 1 a settimana. È poi compito del tutor scolastico valutare l’eventuale necessità di intensificare il numero delle visite, o diminuirle in base agli accordi con i responsabili e con i tutor aziendali.

Il grande supporto che il tutor può dare al tirocinante consiste nella capacità di rielaborare l’esperienza fatta dal ragazzo in azienda, accompagnandolo in un giudizio più consapevole e meno alterato da stati d’animo o paure.

L’esperienza ci insegna infatti che tante criticità che emergono soprattutto nella prima settimana di tirocinio sono sanate laddove interviene la figura autorevole del tutor di classe che, con l’aiuto e le informazioni raccolte dall’azienda, riesce a ridimensionare la percezione falsata del ragazzo/a rimotivandolo ad un lavoro personale rispetto al suo stare in azienda.

Alcune considerazioni di policy

Dal caso esposto emerge chiaramente che perchè sia possibile una reale alternanza sono necessarie alcune condizioni fondamentali. Prima di tutto, a livello legislativo e di progettazione didattica, la possibilità di svolgere dei periodi di lavoro in azienda, senza che siano delle parentesi imposte dall’alto dentro un programma didattico che non ne tenga conto come parte della formazione curriculare. In secondo luogo è necessario immaginare un periodo temporalmente adeguato che possa permettere al tirocinante di imparare realmente una professione, o per lo meno le competenze di base di esso, e all’azienda di formare l’allievo in modo adeguato. Senza queste condizioni non si può parlare di alternanza, nel momento in cui la si considera non solo come strumento di politica attiva ma come modalità di formazione ed educazione della persona nella sua totalità.

Altro fattore fondamentale di un tirocinio di qualità è la presenza di figure dedicate alla progettazione, monitoraggio e valutazione dell’esperienza stessa.Intendiamo dire che sia ada parte del soggetto ospitante sia da parte del soggetto promotore è necessario coinvolgere e formare persone che svolgano quell’attività di tutoraggio che emerge come elemento fondante del successo formativo dell’esperienza di alternanza. Da parte della scuola è necessario prevedere un tutor per una media di 50 studenti all’anno, in tirocinio in periodi diversi per gruppo da 25, che possieda competenze adeguate a livello educativo, per permettere facilitare l’apprendimento in situazioni esperienziali, sostenere i momenti di difficoltà, e supportare gli strudenti perchè l’esperienza di stage sia una reale formazione della persona. Inoltre il tutor deve essere in grado di interfacciarsi con il mondo delle imprese, condividere un linguaggio comune, sulla cui base costruire collaborazioni.

Altre competenze indispensabili, oltre alla conoscenza del contesto organizzativo aziendale di riferimento, sono: progettare in modo congiunto, gestire le relazioni interpersonali e di comunicazione in situazioni complesse, lavorare in equipe interistituzionali Da parte dell’azienda è necessario prevedere un tutor aziendale che abbia, a livello legislativo, un contratto di un certo tipo, e poi le giuste competenze professionali, oltre che la disponibilità a condividere un mandato che è prima di tutto educativo.

Proprio per quanto detto sopra, diventa condizione essenziale anche la patnership con le aziende del terrirtorio e quindi una figura che si occupi della ricerca prima e della cura poi delle relazioni con le imprese che accolgono i tirocinanti.

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Pubblicato da Elena Cervellera

Elena Cervellera

PhD at Università di Bergamo in Human Capital Formation and Labour Relations, I got my degree at Università Statale of Milan in Philosophical Sciences. Since 2010 I have been a tutor in Oliver Twist VET school of Cometa Formazione, in charge of tutoring students at the first, second and third year in secondary school and drop out students. My tasks include: researching internships for students, monitoring and evaluating their formative experience in companies, programming individual and personalized projects in learning activities, support students in gaining basic and soft skills, coaching, mediation and assisting teachers and families in the relation with students. My aim is to support each student in their formative path during the years of the secondary school.

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