La creatività è una competenza?

Nella recente pubblicazione da parte di Fondazione Agnelli dal titolo Le competenze, Una mappa per orientarsi, si traccia una sintesi efficace del dibattito attuale sul tema, dentro il quale albergano molte tensioni e dicotomie che vorremmo provare a risolvere dal punto di vista di quella facoltà così prettamente umana che è la creatività. Nel dibattito attuale si trovano infatti spesso contrapposti i due paradigmi di apprendimento, quello impropriamente detto “trasmissivo” di conoscenze e abilità e quello detto appunto “per competenze”. Ci si accusa da un lato di rendere la scuola “solo” un ingresso al mondo del lavoro dimenticandosi del suo fondamentale compito di educare al pensiero critico attraverso la cultura. Dall’altro si accusa di immobilità, astrattezza, insignificanza e inutilità la scuola “tradizionale” fondata sui programmi e le verifiche. Il contributo di Fondazione Agnelli ha il merito di mostrare la parzialità e la riduzione insite in queste polarità schierate una contro l’altra: di competenze ante-litteram parlavano già menti che hanno rifondato l’idea di scuola nel ‘900 come John Dewey, o la nostra rivoluzionaria Maria Montessori; il concetto è stato anche alla base anche della “pedagogia degli obiettivi”, da Tyler a Mager, da Bloom a Guildford, fino al costruttivismo cognitivista e al sociocostruttivismo. La didattica per competenze ha, oltre a questa origine endogena, anche una origine esogena: il mondo del lavoro (che è il mondo adulto: non è uno degli obiettivi della scuola, insieme alla famiglia, contribuire a generare un adulto?) con le sue trasformazioni, le sue richieste, il suo “reclamare” persone che posseggano alcune doti fondamentali per poter dare il loro contributo.

From “tayloristic” school to “tailor-made” education and training

VET, at both European and Italian level, faces an increasing number of challenges, as pointed out in the recent EU New Skills Agenda (EC, 2016; Nardi, 2017). Work-based learning, based on collaboration between schools and companies, seems to be the right pathway to cope with the problems of skills mismatch and unemployment. However, is it sufficient to effectively face these major challenges?
The experience of the authors, in particular in the context of Cometa Formazione – Oliver Twist VET school1, shows the relevance of new approaches in the school system, namely VET. A system where developing students’ capabilities (Nussbaum, 2011) becomes the main goal of teaching and training activities: future workers need not only professional skills for a (less and less) permanent job, rather they have to develop personal capabilities to keep themselves employable and smart citizens, the only way to safeguard social cohesion in the next decades (Nussbaum 2010; Alessandrini, 2014).
In a nutshell, school should not be required anymore to give only information: education implies to be able to inquiry reality, to catch the meaning and the beauty of it, but, above all, to make the right questions; henceforth, to support students to a deep self-knowledge, pointing out their capabilities and their potential “excellence” as human being (Nussbaum, 2011). A task within everybody’s grasp.
(Articolo a cura di Franco Ferrazza e Paolo Nardi, realizzato grazie ai contributi del progetto Erasmus+ Trio2Success)

Dall’Alternanza all’Integrazione Scuola-Lavoro. La scuola nel XXI secolo

I sistemi di alternanza scuola-lavoro, il work-based learning in generale, sono oggi proposti come una delle strade maestre per il necessario cambiamento del sistema educativo. Se da una parte ciò sembra portare effettivamente risultati incoraggianti, restano alcuni limiti che maggiormente emergono nei Paesi dove i modelli work-based sono da più tempo sperimentati: in particolare la giustapposizione tra apprendimento a scuola e apprendimento professionale. Rispondere in maniera efficace a queste criticità, salvaguardando il valore di un approccio complementare tra scuola e lavoro, ha portato Cometa Formazione a implementare un modello didattico nuovo, la Scuola-Impresa, che genera una effettiva integrazione scuola-lavoro grazie a un processo di apprendimento transdisciplinare: il reality-based learning.
(Articolo a cura di Laureen De Palma, Paolo Nardi, Marianna Nicotra e Barbara Robbiani, per la terza edizione de “La Via Italiana alla Social Innovation. L’Integrazione Scuola-Lavoro)