L’Approccio Educativo di Cometa. Un Rapporto sulla Scuola Oliver Twist

Lo scorso 20 febbraio 2018, Cometa Formazione e Cometa Research hanno organizzato la conferenza “L’approccio educativo di Cometa. Rapporto sulla Scuola Oliver Twist”. Nel corso della conferenza è stato presentato ufficialmente il rapporto promosso da Fondazione Agnelli e curato da Gaia Banzi (Università di Milano Bicocca) con la supervisione scientifica di Susanna Mantovani (Università di Milano Bicocca) sulla originalità pedagogica e la trasferibilità dell’approccio di Cometa. Tra i relatori, hanno partecipato Shyamal Majumdar (Direttore di UNESCO-UNEVOC) e Mariavittoria Garlappi (ETF Foundation).  

Condividiamo le conclusioni del rapporto in questo blog. La versione completa in italiano e inglese è disponibile a questo link.

Conclusioni

Cometa Formazione-scuola Oliver Twist rappresenta un’esperienza originale che si è sviluppata ed è cresciuta nel tempo raccogliendo consensi e apprezzamenti, ad esempio espressi dalla European Training Foundation: in un panorama educativo italiano non sempre entusiasmante, Cometa può orgogliosamente distinguersi per il clima positivo creato da docenti appassionati e per l’accudimento educativo/istruttivo dedicato a ogni studente. Ciò che maggiormente colpisce l’osservatore esterno è la sua particolare capacità di mettere insieme competenze educative e competenze manageriali, attraverso una combinazione che riesce a riflettersi anche nella gestione efficace di tempi e risorse. I responsabili della scuola dimostrano una buona capacità di dialogo con le autorità politiche, muovendosi con una discreta agilità dentro un quadro normativo regionale e nazionale in continua evoluzione.
La risorsa intorno alla quale ruota l’intero sistema Cometa sembra essere la capacità di suscitare livelli elevati di dedizione da parte dei numerosi professionisti coinvolti – insegnanti e tutor in prima linea – anche a seguito di un particolare intreccio tra la forte componente valoriale e i legami familiari che uniscono i soggetti ai vertici. L’impegno appassionato ha portato nel tempo a consolidare le buone pratiche dell’origine, a progettare percorsi personalizzati, a sviluppare il tirocinio e una didattica sulla commessa efficaci, come pure percorsi formativi di apprezzabile qualità per i docenti in servizio.

La ricognizione presentata in queste pagine – durata oltre 6 mesi – ha messo in luce diversi aspetti peculiari del modello educativo di Cometa. Sono anche emerse le principali sfide future sulle quali pare opportuno richiamare l’attenzione in una prospettiva di sostenibilità del modello stesso. Un primo tema si ricollega alla centralità della dedizione messa in campo dagli attori che condividono le responsabilità educative della Scuola: Cometa offre molto ai propri studenti perché chiede molto ai propri docenti, tanto sull’arco della giornata, quanto lungo l’anno formativo. E come tutte le realtà private in campo educativo, incontra inevitabili difficoltà a competere con meccanismi di inquadramento statali non particolarmente remunerativi, ma comunque caratterizzati da un quadro di indubbi vantaggi per gli insegnanti: abbondanza di tempo libero, assenza di fiato sul collo ecc. La fidelizzazione dei collaboratori si rivela una condizione essenziale per il buon funzionamento della scuola, ma non è scontata sul medio periodo: per questo Cometa si sforza di offrire ai propri docenti percorsi articolati di formazione, ad esempio attraverso la scuola di dottorato e i “campus” estivi. La riflessione sugli incentivi – non solo monetari – più idonei a minimizzare il tasso di ricambio del personale non può tuttavia limitarsi alla leva formativa, dal momento che essa finisce per gravare ulteriormente sull’impegno temporale richiesto ai docenti.
Un secondo aspetto meritevole di considerazione riguarda l’equilibrio delle entrate necessarie per la copertura di un’offerta formativa piuttosto onerosa: l’attenzione al singolo studente – ancor più doverosa in presenza di ragazzi con bisogni educativi speciali – l’enfasi sull’estetica e sulla qualità degli ambienti di apprendimento, percorsi formativi di alto profilo proposti al personale docente comportano un costo per studente che reclama importanti integrazioni rispetto a quanto ricavabile dai soli finanziamenti regionali. La sostenibilità del sistema Cometa dipende quindi anche dalla capacità di mantenere nel tempo e se possibile rafforzare i due canali paralleli del fundraising – che insiste su un’ampia rete di donatori e sostenitori della scuola – e del fatturato – che insiste invece su una rete di relazioni di natura commerciale – eventualmente valutando la possibilità di allargare i rispettivi raggi di azione oltre la sfera locale.
Uno degli interrogativi che ha guidato la ricognizione sul campo riguardava le condizioni di trasferibilità dell’esperienza Cometa in altri contesti. Si tratta di un interrogativo giustificato dalla constatazione che le esigenze di inclusione e di lotta alla dispersione scolastica soddisfatte su scala locale da Cometa sono fortemente avvertite anche in altri territori, al punto da configurarsi talvolta come vere e proprie emergenze nazionali. La ricognizione ha in effetti consentito di mettere a fuoco e isolare alcune peculiarità del modello: tra queste, ricordiamo la centralità di una figura fortemente carismatica, capace di far decollare e guidare l’esperienza educativa mettendola al riparo dai rischi della ripetitività e della tecnicizzazione; il forte ancoraggio dei compiti scolastici alle realtà del lavoro e del mercato, anche come fattori di responsabilizzazione dei giovani; l’utilizzo certamente non inedito, ma convinto ed efficace, delle leve pedagogiche dell’estetica e del rigore.
Sarebbe tuttavia ingenuo pensare a questi e ad altri elementi fertili del modello come a ingredienti agevolmente mobilitabili/esportabili in contesti diversi. Dall’attenta osservazione dell’esperienza di Cometa possiamo ricavare lezioni importanti per qualsiasi tentativo di innescare processi simili in altri territori, in particolare in quelli meno favoriti economicamente e socialmente dove è più forte l’esigenza di recupero di fasce giovanili senza prospettiva.

La prima lezione riguarda la coesione del quadro valoriale di riferimento, ispirato all’i- dea di accoglienza. La scuola e le diverse attività formative che ad essa afferiscono sono nate e si sono sviluppate in un contesto regionale storicamente molto legato al movimento educativo che prende a riferimento la lezione di Don Giussani. Ne è scaturito uno stretto intreccio di prassi e ideali, tra ruoli e modelli di riferimento che ha contribuito a “tenere insieme” fattori potenzialmente conflittuali: managerialità/famiglia, collaborazione/competizione, dispersione/motivazione. Sarebbe dunque illusorio pensare di trapiantare singoli ingredienti del modello senza preoccuparsi della tensione ideologico-valoriale che ne ha consentito l’amalgama. D’altra parte, forme analoghe di profonda condivisione da parte degli attori di imprese educative si ritrovano – con declinazioni pedagogiche e riferimenti valoriali diversi – anche in altre esperienze di successo, di ispirazione religiosa (formazione professionale salesiana) o laica (scuole dell’infanzia di Reggio).

Dalla lettura condotta sull’esperienza di Cometa ricaviamo anche una seconda lezione importante: praticamente nulla di quel che oggi è osservabile nella scuola è stato progettato a tavolino; anzi, tutto quel che oggi esiste ha tratto origine e ispirazione dalla necessità di fornire risposte efficaci – anche non convenzionali – alle esigenze espresse dal territorio. Tutte le attività di Cometa, gli enti ad esse preposte, e lo stesso approccio didattico, si sono costituiti “in azione”, senza seguire un disegno progettuale. Questo processo di ascolto dei bisogni, di ricerca di soluzioni originali e radicate sul territorio, di continuo adattamento alle mutevoli condizioni della domanda di istruzione e formazione ha richiesto tempi lunghi di maturazione: si pensi all’evoluzione della richiesta formativa dei genitori dei ragazzi che frequentavano il dopo-scuola dell’associazione, dalla quale si è poi sviluppata la scuola Oliver Twist. Si pensi anche alla progressiva messa a punto di un sistema di autofinanziamento attraverso la vendita di prodotti e servizi, che ha comportato la necessità di costruire una solida rete di relazioni fiduciarie con le aziende del territorio e/o con esperti/artigiani di settore. Sono proprio questi processi adattivi, per stratificazioni successive, e solidamente ancorati alle esigenze e alle competenze locali, a qualificare meglio le condizioni per lo sviluppo di un sistema formativo di successo.

Infine un cenno alla lodevole attenzione che Cometa dedica alle potenzialità dei ragazzi e delle ragazze che entrano nella sua orbita: abbiamo potuto osservare e possiamo testimoniare cosa voglia dire essere/sentirsi accolti per ragazzi completamente spaesati, privi di riferimenti e di desiderio/motivazione. A dispetto di un vago e dilagante obiettivo di formazione al pensiero critico, i ragazzi di Cometa sono aiutati a esprimere ciò che sanno e possono fare bene: un primo passo verso la ricostruzione della fiducia in se stessi e l’adozione di comportamenti proattivi, che ci auguriamo possano contribuire a farne futuri cittadini attenti e partecipi del bene comune. I metodi che abbiamo illustrato – in particolare quelli fondati su un rinnovamento della scuola attraverso il lavoro – si pongono infatti obiettivi non solo di formazione professionale, ma anche morale e sociale. Da questo punto di vista, promuovendo comportamenti davvero responsabili, la scuola assolve il più alto dei suoi compiti.

BIBLIOGRAFIA

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Mead, M, (2007), L’adolescenza in Samoa, Giunti, Firenze.

Rogoff, B., (2004), La natura culturale dello sviluppo, Cortina, Milano

Pubblicato da Paolo Nardi

Paolo Nardi

International Affairs Officer and Responsible for Research at Cometa. Fellow at PlusValue. Assistant editor of the journal Economics and Policy of Energy and the Environment. I got my degree in Public Administration and International Institutions and my PhD in International Law and Economics at Università Bocconi; I also got a MA in Public Policy at Brunel University London. My research interests shifted from human geography (namely: non profit, social innovation and community development) to education and training.

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