Concept Thinking: non c’è prodotto senza processo creativo. Visita al Da Vinci College di Dordrecht

Dal 20 al 23 marzo ho partecipato al primo Transnational Meeting del progetto Leadership for Learning presso il Da Vinci College di Dordrecht (NL), vincitore dell‘Innovative VET provider Award for the European Vocational Skills Week 2017. L’incontro è parte di una serie di momenti di lavoro che vede coinvolto un team formato da insegnanti e dirigenti provenienti da Danimarca, Olanda, Italia, Ungheria e Finlandia. Il progetto si configura come una ricerca, uno scambio di buone pratiche, e la creazione di una rete di persone ed enti coinvolti nel sistema VET. Dal punto di vista personale è stato un incontro estremamente proficuo per conoscere il sistema educativo olandese e la cultura del Da Vinci College in particolare. Abbiamo constatato la similarità di molti problemi e domande e quindi condiviso molti punti che ci accomunano nel rispondere alle medesime sfide, in particolare concernenti il dialogo tra la scuola e le aziende, e come nell’uno e nell’altro contesto avvenga l’apprendimento.

Da questo punto di vista uno dei punti da sottolineare è la pratica del Da Vinci College di chiamare formatori aziendali e professionisti all’interno della struttura scolastica: il contratto prevede che lo spazio e i macchinari siano affittati alla scuola e le aziende contemporaneamente facciano formazione ai propri dipendenti e agli studenti. Questo permette non solo di entrare in rapporto da subito con il mondo delle aziende, ma accostandosi a chi forma i dipendenti delle aziende gli studenti della scuola possono familiarizzare con il pensiero e il processo, che stanno dietro il momento produttivo. Durante il job shadowing osservando cioè docenti in azione, ho constatato come l’insegnamento sia focalizzato a sviluppare il processo e il metodo di lavoro più che il prodotto finito, perché possa svilupparsi negli studenti la capacità di pensare (Concept Thinking) oltre che le skills che occorrono per realizzare il prodotto finito. L’insegnante di Art and Design (Disegno e Storia dell’Arte), che ho intervistato in proposito, raccontava come spesso i suoi studenti «non facciano (non sappiano fare) molte domande quando gli si richiede un compito, ma essendo piuttosto bravi nell’uso dei software, lo “fanno” e basta». Mentre ciò che realmente importa non è il prodotto finale, che può essere anche efficace, ma l’apprendimento di un metodo per poter arrivare ad un prodotto efficace in modo non aleatorio. Nel sistema olandese dopo la scuola professionale (VET) gli studenti possono accedere alle University of Applied Sciences o all’Università vera e propria (Media & Design per esempio, o Architettura). «All’università» diceva ancora «non ti viene chiesto di realizzare qualcosa, ma di saper fare ricerca prima di ogni realizzazione»; così anche nel mondo del lavoro, ad un livello di reale professionalità, «si deve poter disporre di un metodo per pensare creativamente il proprio progetto/prodotto prima di realizzarlo», perciò «gli studenti devono sapere cosa stanno imparando nel fare quel prodotto o quel progetto, in anticipo». Tale metodo di strutturazione del curriculum scolastico risale all’indietro (Backward Design): dall’esame finale al processo di acquisizione delle competenze necessarie per sostenerlo. Gli studenti di Art & Design sono così stimolati innanzitutto a sperimentare creativamente e incessantemente con le immagini, a distruggere quello che hanno fatto per trovare nuove soluzioni, a costruire wordwebs dei concetti che dovranno esprimere con immagini, a cercare similarità visive nel mondo della storia dell’arte, a saper presentare i punti di forza del proprio lavoro in un minuto cronometrato.

Il pensiero forte alla base di ogni corso scolastico, è quello di educare negli studenti (e negli insegnanti) un «entrepreneurial thinking, making them responsible of their own career: they must be able to reeducate themselves», ha affermato il Direttore del Dipartimento di Economia e Imprenditoria Michel Molier. Fino a costruire uno spettacolare edificio dal nome Sustainability Factory dove appunto le aziende portano macchinari e formatori, per tenersi aggiornati su tutte le innovazioni del mondo aziendale, e dedicare l’ultimo piano ad una enorme Thinking Room dove chiunque, studenti, professionisti e insegnanti, può stare a progettare il proprio lavoro.
Cosa “abbiamo portato a casa” da questa visita? Innanzitutto l’estrema utilità di vedere contesti ed esperienze fuori dal proprio ambito/azienda/stato: il confronto fa prendere consapevolezza di limiti e potenzialità (propri e altrui) che altrimenti restano impliciti e non permettono una crescita di consapevolezza del valore, del metodo e dello scopo di quanto si fa quotidianamente nella scuola. Lo scambio aperto,  l’osservazione delle persone in azione, il dialogo che focalizza i punti e seleziona quelli in comune, sono aspetti di un metodo che supera il solipsismo che normalmente è causa di rigidità nel mondo scolastico ma anche aziendale

Pubblicato da Francesco Fornasieri

Francesco Fornasieri

Teacher of Art and Ph.D Student at University of Bergamo. I got my degree in Painting and Visual Arts at Brera’s Academy of Fine Arts- Milan. My research interests range from the role of art in the development of mind in forming the role of creativity in the world of contemporary work.

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